Obbligo di etichettatura di origine per le carni di coniglio a tutela della produzione “Made in Italy”

Recentemente l’associazione di produttori Coldiretti Treviso ha lanciato l’allarme riguardo alle speculazioni sui prezzi della carne di coniglio “Made in Italy”.

Le aziende cunicole trevigiane – che rappresentano la provincia più produttiva con 2,5 milioni di capi su 20 milioni prodotti in Italia – segnalano forti distorsioni nella determinazione del prezzo di produzione sul mercato cunicolo.

Nonostante il prezzo al consumo sia costante a circa 8-9 EUR al chilo, ai produttori viene corrisposto soltanto 1,2 EUR/chilo, importo che non copre nemmeno i costi di produzione, ragion per cui molte aziende rischiano la chiusura.

Questa situazione è causata anche dalla concorrenza sleale di Paesi, sia europei che extraeuropei, che esportano carne di coniglio sottocosto e di dubbia qualità nel mercato italiano.

Considerato che si riscontrano speculazioni sui prezzi della carne di coniglio sia in Veneto che in Emilia-Romagna, dove si concentrano le produzioni di coniglio italiano, e preso atto del fatto che il regolamento (UE) n.1169/2011 ha reso obbligatoria l’indicazione d’origine per le carni fresche suine, ovino-caprine e di pollame, mentre la carne di coniglio è esclusa da tale obbligo, si chiede alla Commissione:

1. Intende estendere l’obbligo di etichettatura di origine alle carni di coniglio e ai prodotti trasformati a base di coniglio, per una maggiore tracciabilità delle carni a tutela dei consumatori?

2. Intende rafforzare i controlli sulle importazioni da Paesi extra-UE e sulla concorrenza sleale intra-UE per tutelare i produttori italiani?

Risposta

  1. Come annunciato nella strategia “Dal produttore al consumatore”, la Commissione valuterà la possibilità di proporre l’estensione a determinati prodotti dell’obbligo delle indicazioni di origine o di provenienza, tenendo pienamente conto degli impatti sul mercato unico. L’obiettivo di questa iniziativa è consentire ai consumatori di identificare più facilmente l’origine degli alimenti ed aiutarli ad operare scelte alimentari informate e sostenibili. Altri meccanismi garantiscono la sicurezza e la tracciabilità degli alimenti. La legislazione alimentare generale dell’UE rende obbligatoria la rintracciabilità per tutta la filiera del settore alimentare. Tali strumenti si sono dimostrati molto efficaci quando vengano rispettati i requisiti dell’UE. Gli operatori del settore alimentare sono tenuti a rispettare la legislazione alimentare. Gli Stati membri hanno la responsabilità di garantire la conformità. Le informazioni sull’origine della carne di coniglio possono essere fornite su base volontaria, purché non siano fuorvianti, ambigue o confuse per il consumatore.
  2. Come tutti i prodotti di origine animale, ogni partita di carne di coniglio che entri nell’UE da paesi terzi deve essere presentata per i controlli ufficiali al posto di controllo frontaliero del primo punto di entrata. Tali controlli ufficiali comprendono controlli documentali, controlli di identità e controlli fisici al fine di verificare la conformità alla legislazione dell’UE. La verifica della conformità dell’etichettatura ai requisiti dell’UE rientra per l’appunto nei controlli fisici. Il basso prezzo all’importazione o alla produzione, considerato isolatamente, non è sufficiente a determinare l’esistenza di pratiche di concorrenza sleale. Quanto al rafforzamento dei controlli alle frontiere, la corrispondente normativa dell’UE prevede che, qualora venga individuata un’infrazione grave o una pratica fraudolenta o ingannevole, i posti di controllo frontalieri dell’UE siano tenuti ad intensificare i controlli ufficiali sulle partite in modo armonizzato.

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