Potenziali rischi del pesce sintetico creato in laboratorio: la Commissione europea tuteli il mercato dell’UE e la salute dei consumatori

Da alcuni anni sono in corso esperimenti per produrre pesce in laboratorio coltivando cellule staminali di animali. Con questa nuova tecnologia le multinazionali vogliono commercializzare un’alternativa sintetica ai prodotti a base di pesce naturale.

La sperimentazione sul pesce in vitro ha finora riguardato tonno rosso, filetti di branzino, tilapia, persico e acciughe.

L’obiettivo delle multinazionali è rendere disponibile in futuro il pesce sintetico a un prezzo accessibile per la grande distribuzione.

Sul cibo in vitro la ricercatrice Stefania Ruggeri del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) ha dichiarato che sono “sperimentazioni interessanti dal punto dell’innovazione tecnologica, ma non come storia del cibo. Forse dovremo tentare anche altre strade per assicurare a tutti cibo buono e salutare e rispettare il nostro Pianeta”.

L’Europa è il più grande importatore di pesce al mondo e recentemente la multinazionale Nomad Foods, proprietaria anche del Marchio Findus Italia, ha firmato un accordo con la start-up statunitense BlueNalu per iniziare a produrre pesce sintetico in Europa.

Preso atto dell’impatto socio-economico che una futura produzione su larga scala di pesce sintetico avrebbe sulla pesca tradizionale e sull’acquacoltura, si chiede alla Commissione di rispondere alle seguenti domande:

1. È al corrente degli esperimenti di produzione di pesce sintetico?

2. Come intende procedere rispetto a questo prodotto?

3. Come intende tutelare i consumatori e gli operatori della pesca tradizionale e dell’acquacoltura?

Approfondisci sul sito del Parlamento Europeo

Condividi sui social

Facebook
Twitter
LinkedIn
Email

Iscriviti alla nostra newsletter