Assalto della Cina ad infrastrutture e imprese italiane ed europee – Tutela da parte della Commissione UE degli asset economici strategici dei Paesi membri

Nel marzo 2019 l’impresa statale cinese China Communications Construction Company (CCCC) e l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale hanno firmato un accordo di cooperazione per un partenariato in ambito industriale e logistico collegato al porto di Trieste.

L’accordo si inserisce nell’ambizioso progetto d’investimenti e infrastrutturale della Nuova Via della Seta, per lo sviluppo del quale la Cina è interessata anche al porto di Taranto.

Oltre alle infrastrutture, la Cina è da anni attiva nell’acquisizione di imprese e asset strategici italiani ed europei, soprattutto nel settore manifatturiero e delle telecomunicazioni.

In considerazione del fatto che l’industria italiana e quella europea subiscono la concorrenza sleale della Cina, che applica misure di dumping e finanzia con sussidi statali le proprie imprese; che recentemente gli Stati Uniti hanno inserito la CCCC nella loro lista nera di imprese straniere, perché la ritengono coinvolta in corruzione, finanziamenti predatori e distruzione ambientale in varie parti del mondo; e che l’attuale crisi economica, aggravata dalla pandemia, ha pesantemente colpito moltissime aziende in Italia e in UE, che ora potrebbero diventare oggetto delle mire cinesi, si chiede alla Commissione:

1. È a conoscenza della penetrazione cinese nel tessuto economico italiano ed europeo?

2. Come intende contrastare le azioni predatorie della Cina riguardo agli asset economici strategici italiani e europei?

Risposta

L’UE deve trovare un equilibrio di interessi in ogni aspetto delle sue relazioni con la Cina, un paese che è un partner negoziale, un concorrente economico e un rivale sistemico che promuove modelli alternativi di governance. L’UE dovrà inoltre adattarsi alle mutevoli realtà economiche, rafforzando la sua autonomia, potenziando la sua base industriale e diversificando le sue catene di approvvigionamento.

L’UE è aperta agli investimenti esteri, che sono essenziali per la crescita economica, la competitività, l’occupazione e l’innovazione, e devono comunque svolgersi in un contesto di equità. L’UE preferisce introdurre pari condizioni di concorrenza concordando le norme di concerto con i suoi partner. Nei suoi negoziati in materia di investimenti con la Cina, l’UE cerca quindi di riequilibrare l’accesso al mercato e introdurre norme su imprese di proprietà dello Stato, sovvenzioni, in particolare per quanto riguarda la trasparenza, e trasferimenti forzati di tecnologia.

L’apertura nei confronti degli investimenti esteri diretti (IED) dovrebbe inoltre essere bilanciata da controlli adeguati per garantire la sicurezza e l’ordine pubblico nell’UE. Il regolamento sul controllo degli investimenti esteri diretti[1] consente alla Commissione e agli Stati membri di individuare, valutare e attenuare i potenziali rischi per la sicurezza o l’ordine pubblico in relazione agli IED, a prescindere dal paese di origine.

Nel giugno 2020 la Commissione ha inoltre pubblicato un Libro bianco relativo all’impatto delle sovvenzioni estere sul mercato interno[2]. Il Libro bianco solleva una questione specifica, vale a dire se le sovvenzioni estere agevolino l’acquisizione di imprese dell’UE e quindi provochino distorsioni nel mercato interno. La Commissione sta attualmente effettuando una valutazione d’impatto.

La Commissione invita inoltre il Consiglio ad accelerare l’adozione dello strumento per gli appalti internazionali (IPI) al fine di aprire i mercati degli appalti e stabilire pari condizioni di concorrenza con i paesi terzi, Cina compresa.


[1]Regolamento (UE) 2019/452 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2019, che istituisce un quadro per il controllo degli investimenti esteri diretti nell’Unione (GU L 79I del 21.3.2019, pag. 1).

[2]Libro bianco relativo all’introduzione di pari condizioni di concorrenza in materia di sovvenzioni estere (COM(2020) 253 final del 17 giugno 2020).

Approfondisci sul sito del Parlamento Europeo

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