ABB di Marostica, il caso arriva al Parlamento Europeo. Bizzotto (Lega): “Fermare delocalizzazione selvaggia della multinazionale e salvare il posto di 100 lavoratori”

Il caso della ABB di Marostica (Vicenza) piomba nelle aule del Parlamento Europeo.

Dopo l’annuncio shock della multinazionale svizzera – svedese, leader mondiale nel campo dell’elettrotecnica, che ha improvvisamente deciso di chiudere lo stabilimento di Marostica per delocalizzare in Bulgaria, l’europarlamentare della Lega Mara Bizzotto ha presentato un’interrogazione alla Commissione Europea chiedendo “l’intervento urgente di Bruxelles per fermare l’ennesimo vergognoso caso di delocalizzazione selvaggia che porterebbe al licenziamento di 100 lavoratori in uno dei momenti più drammatici per l’economia italiana”.

“Noi stiamo e staremo sempre dalla parte dei lavoratori dell’ABB di Marostica che stanno lottando per salvare i loro posti di lavoro contro l’assurda decisione di delocalizzare le produzioni in Bulgaria per ragioni di mero profitto, dato che l’azienda non ha problemi e non è in crisi. Una scelta folle che rischia di mettere in mezzo ad una strada 100 lavoratori creando un’enorme ferita economica ed occupazionale per tutto il nostro territorio” dichiara l’europarlamentare Bizzotto, che nelle scorse settimane ha partecipato al presidio dei lavoratori a Marostica.

L’eurodeputata Bizzotto chiede inoltre alla Commissione UE “di verificare se la multinazionale ABB ha beneficiato o beneficerà di finanziamenti europei per spostare la produzione in Bulgaria o in altri Paesi e, in caso fossero accertati, di bloccare qualunque tipo di fondo UE per la ABB”.

“Difendere i nostri lavoratori e le nostre fabbriche dalla delocalizzazione selvaggia operata dalle multinazionali deve essere un dovere morale per tutti noi – conclude l’europarlamentare Mara Bizzotto – Come chiedo da anni, la UE deve mettere in campo una legislazione molto stringente che preveda l’azzeramento e l’eventuale restituzione dei fondi europei per tutti quei gruppi colpevoli di dumping sociale che licenziano in Italia per poi assumere lavoratori a basso costo in Paesi come la Bulgaria”.

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