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Profughi, un’altra caserma requisita cento posti (aumentabili) sul Montello

(Il Corriere del Veneto) – VOLPAGO DEL MONTELLO (Treviso) Il Comune sperava di poterci costruire un parco e lo scorso anno Fondazione Benetton Studi e Ricerche ci aveva pure dedicato un workshop seguito a un viaggio conoscitivo tra radure, bunker ed edifici militari. I progetti di riqualificazione, per quanto solo sulla carta, dovranno però attendere. L’ex Deposito Munizioni di Volpago del Montello sarà la quinta ex struttura militare in Veneto, la terza in provincia di Treviso, destinata all’accoglienza dei richiedenti asilo. Il bando prevede l’accoglienza di 98 persone, contingente che potrebbe crescere «fino al 20 per cento». L’apertura di un nuovo hub nella Marca, visto il numero di ospiti presenti nelle altre strutture, era d’altronde solo questione di tempo.

Il sovraffollamento dell’ex caserma Serena di Dosson di Casier (circa 700 ospiti quando il bando ne prevedeva 437) e dell’ex Zanusso di Oderzo (dai 280 posti si è passati ad oltre 300), ha costretto la Prefettura di Treviso, dopo bandi andati mezzi deserti e l’opposizione politica dei sindaci della Lega Nord, a disporre d’emergenza l’apertura dell’ex polveriera, struttura tutt’altro che abitabile, stando alle condizioni dei suoi edifici, immersa nel bosco del Montello. I richiedenti asilo infatti, almeno 98 quelli che dovranno essere gestiti da chi si aggiudicherà l’appalto, saranno accolti in tensostrutture e prefabbricati così come già accade ad esempio a Cona, in provincia di Venezia, e a Oderzo. Le tende, comprese quelle della protezione civile, sono del resto spuntate anche in altri centri d’accoglienza dopo l’ultima ondata di arrivi lo scorso ottobre, dal Ceis di Vittorio Veneto al B&B le Magnolie di Mogliano Veneto. Dovevano essere soluzioni temporanee, da dismettere con l’arrivo del freddo, ma così non è stato. Nei prossimi mesi, con l’apertura dell’ex polveriera, si andrà a sgravare quelle strutture, caserma Serena in primis, che hanno dovuto sobbarcarsi molti più ospiti di quanto inizialmente concordato con la Prefettura. L’affidamento diretto per la gestione dei profughi a Volpago, secondo quanto stabilito, sarà inizialmente di 6 mesi. Avrà un valore complessivo di 648 mila euro (la base d’appalto è di 30 euro al giorno per profugo), compreso l’eventuale incremento del 20% dell’appalto per il quale l’aggiudicatario (le offerte dovranno essere trasmesse entro il 19 dicembre), assume l’obbligo, in caso di necessità, di incrementare il numero di posti di accoglienza. Non è detto, visti i numeri in gioco, che l’ex Deposito Munizioni di Volpago sia l’unico ex presidio militare ad aprire le porte ai richiedenti asilo, che arriveranno solo una volta ultimati i lavori di allacciamento alle reti fognarie, idriche ed elettriche.

La scorsa estate si era parlato di 11 basi venete individuate dal Ministero pronte ad essere messe a disposizione dal Demanio, cifra che era stata smentita dal Prefetto Mario Morcone ma che ora non sembra più tanto campata in aria. Ma perché così tante nella Marca? C’è chi sospetta un accanimento del Ministero contro un territorio che si è dimostrato talvolta ostile, vedi le prese di posizione del Carroccio, alla distribuzione delle quote (modificate mese per mese al rialzo) di richiedenti asilo. Ma è tuttavia un fatto che nel Trevigiano, nonostante la collaborazione di una quarantina di Comuni, non abbia mai sfondato la strada dell’«accoglienza diffusa». Non può quindi stupire, dopo gli appelli inascoltati di chi chiedeva a ognuno di fare la sua parte, che proprio qui siano ben 3 le caserme aperte per l’emergenza profughi (Casier, Oderzo e ora Volpago, senza contare altri grossi centri come il Ceis di Vittorio Veneto o la Caritas di Treviso), mentre nel resto della regione sono soltanto 2 (dopo la chiusura della Prandina), ovvero Bagnoli nel Padovano e Cona nel Veneziano.