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Migranti, la sparata di Kyenge: “Internet è un diritto umano”

(Il Giornale) C’è una canzone di Bello Figo, forse lo ricorderete il giovane ghanese che sbeffeggiava l’Italia e gli italiani, che fa così: “Wi-fi, wi-fi”.
Riproponeva le lamentele dei molti profughi accolti nei centri di accoglienza nel Belpaese, spesso pronti a ribellarsi per l’assenza del wi-fi. Qualcuno le considerava richieste assurde, non giusitificate da parte di persone accolte e coccolate a spese dei contribuenti. Senza contare quegli smartphone sempre attivi nelle mani di migranti “che fuggono dalle guerre”. Per gli italiani si tratta di pretese assurde e stranezze del fenomeno migratorio. Ma non per Cecile Kyenge. L’ex ministro dell’integrazione, infatti, ieri a Modena durante il Festival After Futuri Difitali- Modena smart life ha detto che “nella mobilità e nelle migrazioni uno smartphone può fare la differenza tra la vita e la morte. Basta pensare alle mappe dettagliate dei luoghi, ai social network per restare in contatto con la famiglia nel Paese di origine, allo scambio di informazioni per non cadere nelle trappole dei trafficanti”. Non solo. Il wi-fi non può essere spento. Non ai migranti. “Internet è un diritto umano”, ha detto addirittura la Kyenge. Spingendosi molto oltre Bello Figo.