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Il crollo del muro e il risveglio dei popoli: una lezione per l’Europa

L’on. Mara Bizzotto sulla caduta del Muro di Berlino

Tutti oggi ricordiamo gli eventi che 20 anni fa portarono alla caduta del muro di Berlino, quella striscia di morte lunga 150 chilometri che per 28 anni aveva separato il mondo della democrazia liberale dai Paesi del blocco sovietico. Quel 9 novembre del 1989, segnò la fine della guerra fredda e l’inizio di una nuova epoca nella storia dell’Europa e del mondo. Tutti noi abbiamo ricordi delle immagini di quegli storici momenti: io stessa, allora diciasettenne, ricordo con nitidezza i telegiornali di quella sera indimenticabile in cui i tedeschi dell’Est riabbracciavano quelli dell’Ovest, salivano insieme su quel muro, e a colpi di picconi e a martellate si davano da fare per abbattere fisicamente quella barriera che divideva due mondi, due civiltà, due Europe.

Quel giorno, assieme ai mattoni del muro, cadeva l’oppressione del mondo comunista: anche se per la fine dell’Unione Sovietica si dovette attendere un paio d’anni, di fatto, in quel giorno di novembre, a Berlino, si consumava la parabola storica di un’utopia, quella del comunismo realizzato, che aveva seminato per decenni morte, distruzione, povertà.
L’Impero del male, come il Presidente Americano Reagan lo aveva chiamato, si sgretolava per sempre, e con esso si materializzava la sconfitta storica e politica dell’ateismo statalista, della dittatura rossa, della violenza di uno Stato onnipotente con cui il comunismo voleva costruire un paradiso artificiale senza libertà e senza Dio.

Quel 9 novembre, tutto il mondo poteva vedere nella felicità e nell’euforia dei volti dei tedeschi, la stessa felicità e la stessa euforia di tanti altri Popoli che speravano concretamente di liberarsi dal tallone dell’oppressione di Mosca.

La sconfitta del comunismo, che con la forza e la brutalità della dittatura e dei carri armati aveva preteso di uniformare la vita di nazioni diversissime tra loro, significava per molti Popoli tornare finalmente liberi, liberi di celebrare le proprie tradizioni nazionali e popolari, liberi di pregare senza timori nelle chiese dissacrate dall’ateismo di Stato.
Il crollo del muro rappresentava, in questo senso, non solo il trionfo della libertà e della democrazia, ma anche la vittoria dei Popoli e delle tradizioni contro la violenza della più statalista e materialista delle ideologie, quella del comunismo sovietico.

Oggi la minaccia del comunismo sovietico non c’è più, ma non per questo la libertà e le identità dei Popoli europei sono al sicuro da nuove forme di centralismo e dalla dittatura delle tecnocrazie.
Oggi un nuovo pericolo aleggia sul nostro continente: quello dell’euroburocrazia e delle lobby economiche che vorrebbero trasformare l’Europa unita in un super-Stato centralista che tutto decide sopra e al di fuori della volontà popolare, e che rischia di minare le fondamenta stesse della nostra società.
Con rammarico, dobbiamo riconoscere in questa Europa un’istituzione che non ha saputo fare tesoro della storia, soprattutto della storia degli ultimi 60 anni, e che stenta a comprendere come la vera forza che muove il progresso umano sia la forza dei Popoli, non quella dell’espertocrazia statalista e dei potentati economici.

Per questo, è così importante, oggi e sempre, ricordare nel giusto modo quelle immagini del muro che si sbriciolava sotto i colpi della storia: bisognerebbe ripartire proprio dal 9 novembre dell’‘89, ricominciare da lì, dal risveglio dei Popoli, dalla rivincita della libertà e delle identità dei Popoli contro la follia dell’uniformazione e del materialismo comunista.
Soltanto su queste basi, l’Europa potrà riprendere la strada per un’unione che non sia più fittizia come oggi, ma reale e avanzata, e che sia rispettosa della volontà e della libertà dei nostri Popoli.